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DA MEZZANOTTE ALLE 7 (ORA ITALIANA) SI VOTA IN USA, MENTRE LE MAIL DI HILLARY CLINTON SANNO DI BUFALA

E se avessimo perso mesi a parlare del nulla?
Chiederselo è legittimo, vista la quasi totale assenza di articoli sui giornali, scandali o attacchi politici sul contenuto effettivo delle mail che Hillary Clinton inviò e ricevette da un account privato all’epoca in cui era Segretario di Stato. Scambi con diplomatici, collaboratori e ministri in cui si parla di Siria, Libia e di tutte le questioni più scottanti di politica internazionale e che, per questo, avrebbero dovuto passare dai canali forniti dal Governo. L’ha sottolineato pure l’Fbi la scorsa estate, quando scagionando l’ex first lady da ogni ipotesi di reato non mancò di sottolinearne il suo comportamento “irresponsabile”.
Tutto ciò influenza le elezioni di quest’anno, ma più come un’ombra, un sospetto che ci sia del marcio senza però capire esattamente dove stia. Nemmeno i media “nemici” per eccellenza dei democratici come l’emittente televisiva Fox News sono riusciti a trovare storie particolarmente compromettenti in quelle mail. Uniche poco affidabili fonti restano i siti ultra-conservatori e complottisti, spesso costretti a un faticoso lavoro di distorsione dei fatti per provare a vendere uno scoop (per esempio qui la nota opinione di Clinton per cui sarebbe necessario allontanare il dittatore siriano Assad anche per migliorare i rapporti con Israele diventa «distruggere la Siria per Israele»).

Tra poche ore gli Stati Uniti eleggeranno il 45° presidente della propria storia. Il conteggio dei voti inizierà intorno a mezzanotte (ora italiana) sulla costa est, e si chiuderanno alle 7 italiane con la conta dei voti dell’Alaska. Potremo seguire il tutto con le dirette non-stop di la7 (dalle 00:30 fino alle 9 del mattino) e di SkyTg24. Conosceremo il nome del vincitore intorno alle 5 del mattino. A contendersi la Casa Bianca sono due tra i candidati più impopolari della storia del Paese. Secondo una media di diversi sondaggi calcolata dal sito realclearpolitcs.com, il 54,8% dei cittadini statunitensi ha un’idea negativa della candidata democratica. A contribuire alla scarsa fiducia degli elettori nei suoi confronti (oltre al suo stesso cognome e passato) anche la controversia sulla sua posta elettronica.

Il “mail-gate”

All’epoca in cui era Segretario di Stato (tra il gennaio del 2009 e il febbraio del 2013), Hillary Clinton usò un account di posta elettronica personale per le questioni che riguardavano il proprio ruolo istituzionale. Era l’estate del 2014, quando il Dipartimento di Stato (che doveva archiviare la corrispondenza per mandarla alla Casa Bianca) si accorse che nemmeno una mail era salvata sulla casella di posta fornita dal governo. La vicenda divenne di dominio pubblico nel marzo del 2015, grazie a un articolo del New York Times, che per primo fece notare come la vicenda sarebbe potuta diventare un problema per le ambizioni presidenziali di Clinton. Le leggi di allora non impedivano di farlo (oggi sono diverse), ma le mail restavano atti pubblici. Quando il Governo le chiese di consegnarle per l’archiviazione, Clinton ne cancellò circa la metà, dichiarando che avevano un contenuto personale e di nessun interesse pubblico. Per la precisione, le mail cancellate sono state 31.830 e quelle consegnate 30.490. Un comportamento che generò molti dubbi e sospetti, come le deboli scuse accampate per giustificare il rifiuto di usare la casella governativa, tra cui la comodità e la volontà di viaggiare con pochi dispositivi elettronici. L’indagine dell’Fbi (conclusa la scorsa estate, con Clinton da poco eletta candidata alla presidenza del Partito Democratico) ha rivelato che, nel comportamento dell’ex first lady, non era riscontrabile nessun reato.
Ma ormai il danno era fatto, almeno dal punto di vista dell’opinione pubblica: il cognome Clinton continua a essere sinonimo di opacità, scarsa trasparenza e disonestà.

Le rivelazioni di Wikileaks

Il 16 marzo del 2016 il sito fondato da Julian Assange ha pubblicato un archivio con 30.322 email inviate e ricevute da Clinton quando era Segretario di Stato, praticamente tutte quelle consegnate al governo. Chi si aspettava, però, che diventasse una miniera d’oro per il giornalismo investigativo internazionale, è rimasto deluso. Parte della stampa – oltre che la diretta interessata – ha infatti accusato WikiLeaks di essere al soldo della Russia di Vladimir Putin (di cui si sospetta un interesse a far vincere Donald Trump) e di lavorare per danneggiare il Partito Democratico (di cui ha pubblicato altri documenti riservati). D’altro canto, è anche probabile che altra stampa non avrebbe visto l’ora di trovare una storia il più scandalosa possibile. C’è da scommettere che anche Trump, a cui certo non mancano le risorse, avrà setacciato ogni singola mail per trovare qualsiasi informazione utile a danneggiare l’avversaria. Non deve aver recuperato nulla di utile, se come unica via ha trovato quella della generica accusa al “sistema truccato” e schierato a difesa dell’avversaria.

Lo “scandalo mail” rischia dunque di scoppiare come una bolla di sapone, lasciando solo uno strascico di veleni e sospetti verso quella che stanotte potrebbe diventare la nuova inquilina della Casa Bianca. Grazie alle scottanti rivelazioni di Wikileaks, La Repubblica ha potuto scrivere che, per Clinton, Papa Francesco è più importante di Matteo Renzi, mentre La Stampa ha svelato al mondo che Berlusconi si mise a piangere quando l’allora Segretario di Stato lo chiamò per scusarsi dei giudizi sprezzanti da lei rilasciati nei suoi confronti e pubblicati sempre da Wikileaks. Non proprio scandali destinati a passare alla storia.

Luca Lottero
L'autoreLuca Lottero
https://lucalottero.wordpress.com/

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