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DOPO IL FALLITO ARREMBAGGIO IN ISLANDA, I “PIRATI” NON MOLLANO: CHI SONO E COSA VOGLIONO

Non si fermano i Pirati d’Islanda e nonostante la delusione di essere partiti virtuali vincitori alle politiche ed essere arrivati invece terzi con il 14,5% dei consensi (dopo i conservatori di Bjarni Benediktsson, 29,1%, e i verdi del Left-Green Movement, 15,9%), a pochi giorni dal voto del 29 ottobre continuano a ribadire le ragioni di quella che ritengono una vittoria: hanno moltiplicato il numero dei voti rispetto alla tornata precedente e avranno modo di condurre la propria battaglia all’interno dell’Althingi, il Parlamento islandese.

Ma chi è e che cosa vuole il Pirate Party, fondato dallo svedese Rick Falkvinge e guidato in Islanda dalla leader Birgitta Jónsdóttir, con un passato di militante nel progetto Wikileaks?

Adottare una nuova costituzione, ridistribuire la ricchezza derivante dalle risorse naturali, ristabilire una sanità gratuita universale, implementare il coinvolgimento dei cittadini nei processi decisionali, combattere la corruzione. Il piano annunciato per conquistare la nave-Islanda era di soli 5 punti, e il 14,5% dei voti non sono pochi se si pensa che la formazione è nata solo nel 2012, ispirandosi all’omonimo partito svedese di Falkvinge. Il movimento dal nome buffo, quasi infantile, ha conquistato qualche spazio sui media tutto sommato in poco tempo.

Rick Falkvinge, fondatore del partito dei pirati svedesi

Liberi tutti: il Copyleft invece del Copyryght

Facciamo un passo indietro. Il primo esemplare di “Partito dei pirati” nasce proprio in Svezia l’1 gennaio 2006. Il fondatore è appunto Falkvinge, imprenditore della tecnologia che vuole introdurre nell’agenda politica il dibattito sulla proprietà intellettuale su Internet. I membri del movimento sono infatti a favore del copyleft (in opposizione al copyright), ovvero della  diffusione gratuita della conoscenza online.

Nei mesi e negli anni successivi, dalla Svezia il partito si espande in altri paesi: Stati Uniti (6 giugno 2006), Austria (luglio 2006) e Regno Unito (2009). È soprattutto nel Nord Europa che il movimento conosce maggior fortuna, e nel 2009 diversi deputati vengono eletti alle europee tra le sue fila. Il Paese in cui conoscono il maggior successo è la natale Svezia, dove ottengono un clamoroso 7,6% dei consensi. Nel 2011, le elezioni per il Parlamento di Berlino, in Germania, vedono i pirati tedeschi balzare a un clamoroso 8,9%. È forse il punto più alto nella breve storia del partito, che negli anni successivi conosce un progressivo declino.

L’araldo della protesta contro le élite al potere passa infatti per lo più in mano a partiti che puntano sul contrasto all’immigrazione, cresciuti in modo esponenziale negli ultimi anni in Germania e nei Paesi scandinavi. L’unico in cui riescono a rimanere una credibile forza alternativa ai partiti mainstream è la piccola e lontana Islanda, tra l’altro poco toccata dai fenomeni migratori per ovvi motivi geografici. Nell’isola dei ghiacci e dei vulcani, guidati da Birgitta Jónsdóttir, conquistano il 5,1% dei voti alle elezioni parlamentari del 2013. Un risultato che verrà quasi triplicato a 3 anni di distanza, sempre con Jónsdóttir come candidata primo ministro.
È proprio sulla soddisfazione per aver triplicato il risultato del 2013 che la leader punta per mascherare la delusione per il mancato successo.

Precipitato invece nei consensi la formazione dell’ex primo ministro Sigundur David Gunnlaugsson, coinvolto nello scandalo dei Panama Papers e per questo costretto alle dimissioni e alle elezioni anticipate. L’onda degli scandali ha dunque soffiato nelle vele dei pirati, ma non al punto di trascinarli al potere.

La nuova Costituzione? Venga decisa online dai cittadini

Se è vero che gli analisti evidenziano come le ricette economiche proposte dal partito siano tutt’altro che radicali e che la stampa si è mostrata ben disposta nei loro confronti (fatto non scontato per partiti o movimenti che promettono di rovesciare il sistema), altre loro posizioni potrebbero aver allontanato la parte più moderata dell’elettorato. Innanzitutto, sono favorevoli all’adozione tout court di una nuova Costituzione, sull’onda del referendum del 20 ottobre 2012, che avrebbe confermato la volontà del popolo di cambiare il testo base dello Stato. Il nuovo testo sarebbe quello designato (in gran parte online) dagli stessi cittadini dopo il collasso del sistema bancario del 2008, e mai messo in pratica.

Inoltre, a far storcere il naso ai settori più “conservatori” della società potrebbe essere stata la volontà di legalizzare le droghe leggere e l’ammissione di alcuni membri del partito di aver fatto uso di droghe (leggere e no) nel corso della propria vita.

A livello internazionale, il movimento dei pirati si divide tra chi crede che dovrebbero rimanere concentrati su pochi punti fondativi come il copyleft e la democrazia diretta online e chi, invece, crede che dovrebbero allargare la propria agenda a temi come i diritti civili e l’ambiente. In Islanda, sembrano aver scelto la seconda opzione, anche se questa contraddizione di fondo potrebbe aver inciso sulla scelta di non specificare troppo i punti del programma.

Un affidarsi alla Rete, quello dei Pirati, che richiama le modalità di fare politica del Movimento 5 Stelle alla ricerca della partecipazione diretta: fatto sta che fin dalle prime ore dopo la diffusione dei risultati elettorali in Islanda, lo stesso Falkvinge, intervistato da giornalisti italiani, cita proprio i grillini: da voi – dichiara a Repubblica – i 5 Stelle hanno attecchito in fretta, ma Grillo ha “approfittato” della sua fama di comico. Noi invece nasciamo totalmente dal basso e le trasformazioni richiedono tempo. Noi vogliamo scardinare le attuali dinamiche che regolano il panorama politico, nel nome di un approccio maggiormente partecipativo alla gestione della cosa pubblica, ripensare le modalità di confronto e gli iter decisionali, definire nuove priorità. Più che un’idea è uno stile di vita: collaborativo, partecipativo. Ci sono temi “vecchi” che preoccupano gli europei, come il bisogno di lavoro, e temi “nuovi”, come la sorveglianza. La differenza sta nel modo di fare politica: noi “pirati del web” siamo globali, trasparenti, senza gerarchie né intermediari. I politici del futuro saranno come gli youtuber: parleranno direttamente a milioni di persone. Cambiato l’approccio, cambieremo le priorità: per esempio è fantastica l’idea di trasformare l’Islanda in un porto sicuro del free speech, un paradiso dei server, una Svizzera dei bit.

Birgitta Jónsdóttir, dal canto suo, allarga il tiro, e in un’intervista a Limes, oltre al M5S cita anche Podemos (il partito di area socialista democratica spagnolo ispirato alla democrazia diretta per la difesa dei diritti sociali) e la Coalizione della sinistra radicale greca Syriza del leader Alexis Tsipras.

Luca Lottero
L'autoreLuca Lottero
https://lucalottero.wordpress.com/

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