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GENOVA, MARIO TULLO: «NON CORRO PER FARE IL SINDACO»

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«Non c’è nessuna mia candidatura per fare il sindaco di Genova. L’ho già detto: io appartengo a una generazione non abituata a candidarsi, ma che trova in un collettivo le soluzioni migliori. In questi giorni – io che com’è noto non ho feeling con il nostro segretario – mi sono trovato nelle parole di Matteo Renzi, e si sono stupiti quelli che lo sostengono perché quand’è venuto ha detto che la decisione spetta a Marco Doria. Io l’avevo detto a dicembre dell’anno scorso e penso abbia fatto bene Renzi a ribadirlo».
Mario Tullo compie oggi 57 anni e nel valzer delle candidature a Palazzo Tursi, un quotidiano cittadino proprio stamattina gli ha “regalato”, come più che probabile, la poltrona su cui siede Marco Doria. Ma lui, politico di lungo corso – ha iniziato nel ’75 alla Fgci di Genova, finendo alla direzione nazionale e poi scalando gradino dopo gradino una carriera che l’ha visto consigliere comunale, poi segretario provinciale e regionale dei DS, segretario ligure del Pd e dal 2008 parlamentare alla Camera confermato per due volte – smentisce con calma, con l’aplomb del mediatore che tutti gli riconoscono.
«Ho letto l’articolo con stupore – dice – anche perché si leggge che si avvicina la scadenza del secondo mandato in Parlamento e un terzo non è così scontato per cui vorrei andare a Tursi. Ma non è colpa del giornalista, che può non conoscere le nostre norme interne: il regolamento, modificato proprio da Renzi, permette di superare il secondo mandato senza deroghe, tanto è vero che ad esempio Roberta Pinotti è al quarto. Ma il punto non è se mi ricandido o no: se il partito decide che non lo posso fare lo accetterò con serenità, uno può fermarsi anche dopo una legislatura…»
Non lo dice e non lo dirà mai, ma forse Tullo pensa che qualcuno abbia seminato un biscotto avvelenato non sulla sua eventuale candidatura a Tursi, ma su un eventuale terzo mandato…

Ma francamente on. Tullo: se le venisse chiesto di candidarsi, lei accetterebbe?
«Ad oggi non vedo queste condizioni. Credo che una soluzione di candidatura civica e capace di unire il centrosinistra probabilmente vada oltre me o un altro dirigente del partito, e sarebbe da me preferita. Non mi pongo questo obiettivo e nessuno è venuto a pormi questa domanda».
Il fatto è che nell’attesa dei risultati del referendum costituzionale, la sinistra di Genova è piuttosto agitata. Doria non si è ancora espresso sulla sua candidatura (molti malignano che le rassicurazioni di Renzi «sarai tu a decidere» ricordino lo «stai sereno» dedicato a Letta), mentre il patron di Palazzo Ducale Luca Borzani si è tirato indietro senza far mancare critiche al Pd; il filososofo Luca Regazzoni (portavoce di Raffaella Paita nella battaglia perdente contro il centrodestra di Toti alle ultime regionali) insiste nella sua idea di fare lui il capolista Pd, e si è appena spento il fuoco di paglia di una finta candidatura di Ignazio Marino fatta circolare (sembra in questo caso davvero) a sua insaputa.


On. Mario Tullo, se Doria dovesse sciogliere la riserva e decidere di candidarsi cosa succederebbe?
Innanzitutto vorrei dire che bisogna pensare seriamente al rilancio della coalizione di centrosinistra in un confronto programmatico che punti sui contenuti, con un sano bagno di umiltà e di incontro con i cittadini da parte del Pd. Sia chiaro: io considero legittima l’autocandidatura di Regazzoni: certo stupisce, visto che arriva quando né il partito né la coalizione di centrosinistra hanno deciso di usare lo strumento primarie. Riguardo Luca Borzani, penso che una personalità come la sua non vada tirata per la giacchetta, è da rispettare per quanto sta facendo a Palazzo Ducale e per il suo lavoro da amministratore con il sindaco Pericu. Nessuno può essere tirato per la giacchetta, e non per paragonarmi a Luca, ma nemmeno io.
Riguardo Doria, non spetta a me dare questa risposta: io ho un ruolo ma non sono né il segretario della Federazione né il commissario regionale né il segretario nazionale. Penso che siano loro che ci debbano accompagnare in una decisione collegiale.


Una decisione ”interna” insomma. Se dice no, invece, quale percorso si apre?
Non ci sono tante alternative, o si trova una auspicabile soluzione unitaria all’interno del Pd o non rimane altro strumento che le primarie. Io preferisco la prima soluzione.


Quanto influiranno i risultati del referendum su queste situazioni locali?
La prendo più larga: penso che le recenti elezioni amministrative abbiano dimostrato quanto sia difficile per il Pd-centrosinistra confermarsi alla guida della città: dove il centrosinistra si è diviso non ha giocato né tantomeno vinto la partita. Detto questo, è il clima che si determina in questi mesi più che il referendum a creare ostacoli a una serenità per una coalizione di centrosinistra.

Gianfranco Sansalone
Direttore di Aba News, è responsabile anche dell’agenzia Aba Comunicazione e direttore editoriale di Aba Libri. Giornalista professionista dal 1983 (pubblicista dal ’79)

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