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IMMIGRATI E ISLAM: L’URLO DI GUERRA DI TRUMP CREA ALLARME IN MEDIORIENTE. L’ANALISI DI TIZIANA CIAVARDINI

Dopo la vittoria di Donald Trump, le comunità islamiche sono in allarme. Del suo programma elettorale, che il miliardario americano diventato Presidente degli Stati Uniti d’America non smentisce, fa parte l’intenzione di bloccare l’ingresso in Usa dei cittadini di fede islamica, e di ripulire l’America dei musulmani (oltre che dei diversi milioni di clandestini che attualmente ci vivono, provenienti da ogni parte del mondo).
In un’intervista alla Cbs, il neo Presidente ha infatti confermato “il muro” col Messico e l’espulsione immediata di almeno 2-3 milioni di clandestini con precedenti penali. «Butteremo fuori dal Paese – ha detto – o incarcereremo le persone criminali o che hanno precedenti criminali, membri di gang, trafficanti di droga». Per gli altri irregolari, ha assicurato che una decisione sarà presa dopo aver messo in sicurezza la frontiera.
Una posizione estrema e condotta con apparente durezza, che sta creando allarme in tutto il mondo per le conseguenze sociali e anche di ordine pubblico che potrebbe provocare.
Riguardo la questione islamica, una delle prime agenzie di stampa governative iraniane, Tasnim News Agency, si è rivolta proprio a una nota ed esperta analista italiana – la giornalista e antropologa Tiziana Ciavardini, esperta di Medioriente e Iran – per avere un commento sulle conseguenze delle elezioni americane sul mondo islamico.
Inutile dire che l’Iran, che da circa un anno conta sul successo degli accordi sul programma nucleare con conseguente rimozione delle sanzioni, guarda con preoccupazione l’elezione di Trump. Più di qualche analista si sta domandando se gli accordi presi con la precedente amministrazione Obama potrebbero in qualche modo venir meno con la recente elezione presidenziale.

L’articolo della Ciavardini, pubblicato oggi, tratta in particolare degli accordi che Donald Trump ha espresso più volte di voler intraprendere con la Russia di Vladim Putin; accordi tesi a risolvere il problema ISIS in Medio Oriente. Eccone alcuni stralci, in cui l’autrice sostiene che difficilmente Trump riuscirà a fare colpi di mano immediati imprimendo cambiamenti significativi. Per realizzare il suo programma avrà insomma bisogno di tempo. ll titolo dato dall’agenzia è “Trump si unisce alla Russia”.

Trump si unisce alla Russia

Alla fine il vincitore non era quello che avevamo immaginato. Difficile da credere, e ancor più duro ammettere di aver sbagliato. Molti analisti e la maggior parte dei commentatori politici in Italia erano sicuri circa la vittoria di Hillary Clinton. Invece oggi uno degli uomini più ricchi del mondo è il Presidente degli Stati Uniti. Non importa se è stato considerato pazzo, un playboy, un razzista, un Islamofobico, oggi lui è il Presidente. E da qualche giorno una nuova era è iniziata.
Egli è il primo presidente nella storia degli Stati Uniti senza alcuna esperienza politica o militare ed è molto prematuro dare un quadro chiaro del futuro sforzo di Mr. Trump. La sua vittoria non era solo un confronto politico, è stata una lotta di classe. Con l’elezione di Trump molti aspetti politici potrebbero essere diversi in molte situazioni. Sicuramente il più importante è quello in Medio Oriente. Strategia che cambierà forse, ma non immediatamente.
Al momento modificare la politica americana in Medio Oriente significherebbe toccare interessi e accordi presi negli ultimi decenni. Il lavoro che gli Stati Uniti hanno svolto fino ad oggi in Medio Oriente, con il sostegno di Israele e dell’Arabia Saudita sarà molto difficile da cambiare per adesso, per cui la politica americana in Medio Oriente rimarrà per un primo periodo più o meno la stessa.
Trump ha detto che vuole annientare ISIS e quindi vuole ed ha bisogno di allearsi con la Russia, ma anche con l’Iran, Hezbollah che erano i grandi obiettivi di Hillary Clinton. Trump ha dichiarato più volte di essere disposto a promuovere un accordo con la Russia per combattere efficacemente il terrorismo in Siria; probabilmente inaugurerà una nuova politica di amicizia e collaborazione con il presidente russo Vladimir Putin. L’elezione di Donald Trump può essere un punto di svolta nella politica estera degli Stati Uniti. Ad oggi tutte le ipotesi sono aperte. Di sicuro per ora c’è grande preoccupazione per le dichiarazioni e le idee sbagliate di Mr. Trump sull’Islam.
Le scelte del nuovo presidente e la latente Islamofobia sono retaggio di una sua analisi di base errata. Trump sceglie l’isolazionismo invece del dialogo e del confronto con ciò che non conosce e che lui considera lontano da sé. Personalmente credo che uno dei primi ostacoli che Mr. Trump dovrebbe affrontare sia quello di collaborare con i Paesi musulmani, non solo in materia economica, come fatto fino ad oggi. Deve creare un modello culturale volto a promuovere una chiara distinzione tra l’Islam usato come arma per produrre il terrorismo e la vera natura dell’Islam come religione pacifica. Se il signor Trump continuerà a dichiarare, come già ha dichiarato, che «l’Islam ci odia» invece che «l’Islam è pace», la sua presidenza, a mio avviso, non durerà a lungo.

Gianfranco Sansalone
Direttore di Aba News, è responsabile anche dell’agenzia Aba Comunicazione e direttore editoriale di Aba Libri. Giornalista professionista dal 1983 (pubblicista dal ’79)

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