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LO SCHIAFFO DI TRUMP CHE HA DEMOLITO HILLARY E ANCHE LA GRANDE STAMPA USA

«Factcheckers, per favore, fate il vostro dovere». Con il senno di poi, l’invito di Hillary Clinton ai “verificatori di fatti” durante il primo dibattito con Donald Trump a sondare le dichiarazioni del rivale, suona quasi come una supplica. L’urlo disperato di chi si è illuso di fermare un tornado con una calcolatrice. Il fact-checking (verifica dei fatti), storica “garanzia di precisione” dei contenuti dei grandi giornali americani prima della pubblicazione, è una delle ultime frontiere del giornalismo online, in particolare quello anglosassone. Secondo i suoi apologeti, la sua pratica consentirebbe di fornire un’informazione più puntuale e, indirettamente, di costringere i politici a dire meno bugie, sotto minaccia di “sbugiardamento”.

La vittoria di Donald Trump di oggi (290 grandi elettori per Trump, 218 per Clinton) ha inflitto un duro colpo a questa visione. Il candidato del Partito Repubblicano, a onor del vero, non ha sconfitto solo il fact-checking, ma l’intero giornalismo statunitense. Forse mondiale. Negli Stati Uniti, è normale per gli organi di stampa svelare apertamente da che parte si è schierati in occasione di un’elezione. In genere, alcuni sostengono i repubblicani e altri i democratici. Questa volta no: erano tutti dalla parte di Hillary Clinton.

I giornali, con le industrie miliardarie che stanno loro dietro. Proprietario del Washington Post, per dirne uno, è Jeff Bezos, fondatore di Amazon. Nella stessa direzione hanno remato le menti e le penne più acute del Paese, come quelle del prestigioso Atlantic, che per la terza volta nella sua lunga storia ha scelto di schierarsi per scongiurare la vittoria di Trump, “ignorante” e “nemico di ogni discorso basato sui fatti”. Dalla sua parte, solo tabloid di bassa qualità come il New York Post, magazine di gossip o ultraconservatori con la tendenza ad alimentare le più assurde teorie complottiste, come quella per cui Obama non sarebbe nato negli Stati Uniti e sarebbe americano perciò “illegittimo”.

L’armata brancaleone, però, ha conquistato la nave, in una notte destinata a cambiare il corso della storia. Una vittoria data per improbabile se non impossibile, ma poi diventata realtà col passare delle ore. Ne escono con le ossa rotte, ovviamente, Hillary Clinton e famiglia, fermata per la seconda volta sulla via per la Casa Bianca, ma anche suoi supporter di peso e prestigio come i coniugi Obama, Madonna, Bruce Springsteen, Robert De Niro, Leonardo Di Caprio, Katie Perry e tutta l’America glamour e progressista schierata contro il mostro. Di cui quasi si derideva, nei giorni scorsi, l’assenza di grandi stelle dello spettacolo ad animarne i comizi. Ha vinto con l’America che non vediamo mai, Donald Trump. Vince sempre, lui. Ci aveva avvisato.

Risultati definitivi

La mappa del voto (il risultato finale è stato 290 – 218)

DONALD TRUMP (290): Alabama (9) Alaska (3) Arizona (11) Arkansas (6) Florida (29) Georgia (16) Idaho (4) Indiana (11) Iowa (6) Kansas (6) Kentucky (8) Louisiana (8) Maine (1) Mississippi (6) Missouri (10) Montana (3) Nebraska (5) North Carolina (15) North Dakota (3) Ohio (18) Oklahoma (7) Pennsylvania (20) South Carolina (9) South Dakota (3) Tennessee (11) Texas (38) Utah (6) West Virginia (5) Wisconsin (10) Wyoming (3).
HILLARY CLINTON (218): California (55) Colorado (9) Connecticut (7) Delaware (3) Hawaii (4) Illinois (20) Maine (3 su 4) Maryland (10) Massachusetts (11) New Jersey (14) New Mexico (5) Nevada (6) New York (29) Oregon (7) Rhode Island (4) Vermont (3) Virginia (13) Washington state (12) Washington, DC (3).

Luca Lottero
L'autoreLuca Lottero
https://lucalottero.wordpress.com/

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